IN RICORDO DI ALESSIO GIOVANNINI

E’ trascorsa poco più di una settimana dalla tua morte e già si sente forte e pesante la tua mancanza! Personalmente la avverto perché mi manchi tu, le tue telefonate e i tuoi messaggi. Hai sempre continuato a chiamarmi DT, perché era diventata una (piacevole) abitudine, alla quale non volevi rinunciare. Troppa grazia, Alessio!

Sono certo che la tua mancanza la sentono tutti, ma proprio tutti, quelli che popolano il mondo dell’atletica e che ti hanno conosciuto (colleghi della stampa e degli uffici federali, atleti, tecnici, dirigenti, semplici appassionati). Un vuoto e un dolore veri, perché tu, caro Alessio, sei uno che con la tua semplicità, la tua disponibilità, il tuo sorriso, la tua gentilezza naturale e mai forzata, ha lasciato il segno!

Nei tuoi messaggi non mi avevi mai fatto capire a cosa stavi andando incontro e non ti nascondo il mio stato d’animo turbato, quando ho letto su FB i tanti messaggi di incoraggiamento che venivano dai tuoi colleghi di via Flaminia Nuova, ai quali, inconsapevolmente, mi sono associato, perché avevo avuto la sensazione che sotto ci fosse qualcosa di poco tranquillizzante.

La conferma della tua ormai inguaribile malattia mi ha lasciato senza parole! Credevo ad uno scherzo, ma troppo affidabile era la fonte che mi aveva informato! Ho sperato che tu potessi tenere duro, come ha fatto la tua Pieve Torina con il terremoto, invece non è stato così. Forse non hai avuto nemmeno il tempo per provare a resistere a quanto ti era piombato addosso! Troppo subdole sono queste malattie! Spesso non lasciano nemmeno il tempo per provare a combatterle e ci portano via in fretta, nel tuo caso, troppo in fretta!
Se ti posso rimproverare qualcosa (ma poco perché dovrei farlo anche con me stesso…), è quel tuo darti all’atletica, senza risparmiarti mai, riservandole la priorità su tutto, salute compresa, appunto. Il tuo senso di responsabilità, quasi da missionario, probabilmente ti ha portato a trascurarti e a consumarti, senza farti vedere con lucidità il male che stava avanzando e come correre ai ripari, ammesso fosse stato possibile.

Quando lasciai la Federazione, fra le cose che più mi sono mancate, sono state le visite serali al tuo ufficio, quando in FIDAL rimanevano i soliti, pochi noti; erano le occasioni per scambiarci le reciproche gioie ed amarezze che la quotidianità della nostra atletica ci riservavano. Per me erano anche occasioni per imparare qualcosa e non solo per scambiarci qualche news del giorno; erano momenti alti, lasciamelo dire, dove la tua conoscenza e le tue competenze su diversi temi, ridavano energia alle giornate anche più tristi. Mi consola o forse mi illude che fosse così anche per te!
Per chi ha fede, la morte è il primo passo della resurrezione, della nuova vita che ci aspetta. Ogni tanto mi scopro a pensare cosa ci riserverà il futuro, quello dopo la morte; anche se non so cosa, “qualcosa” ci sarà, perché voglio pensare che noi, qui, siamo solo di passaggio e che le nostre strade si incroceranno ancora. Non fosse così, mi mancheresti davvero troppo!
Per ora cerco di gestire il dolore, che fa fatica a coltivare altre speranze

Senza di te l’atletica è più povera, ma lo siamo un po’ tutti noi che ti abbiamo conosciuto e voluto bene

Ti abbraccio forte

Massimo

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: