FINITO L’INVERNO: RIFLESSIONI E DOMANDE

Sono iniziati i primi raduni che proietteranno i nostri migliori atleti verso la stagione in pista, a partire dai Mondiali di Staffette che costituiscono una ghiotta opportunità per trovare qualche “posto al sole”. L’attività invernale ha messo in archivio anche i Campionati Europei Indoor, terminati da qualche settimana; la rassegna continentale indoor ha portato un oro dello splendido Gimbo Tamberi (che è solo all’inizio del suo nuovo cammino) e un meritato un bronzo nella 4×400 femminile, un bottino non esaltante che accompagna comunque un rendimento di squadra dignitoso, seppur con luci (poche) e ombre (tante).

Aldilà del medagliere (Medal Table) e/o della classifica a squadre (Placing Table), utili per gli amanti delle statistiche, una cosa che salta evidente all’occhio è che il nostro movimento, pur senza “grossi intoppi” (se vogliamo, Trost, Vallortigara e Jabos), è apparso, in generale, meno competitivo del solito nel contesto europeo e in un Campionato che ha presentato gare di sicura eccellenza, ma anche prove di rilievo tecnico non eccelso.

Diversi atleti azzurri hanno migliorato o eguagliato i loro primati, e questo è un segnale sicuramente positivo, ma spesso questo non è stato sufficiente non solo per andare sul podio, ma neppure in finale (poco importa se per un millesimo o un cm).

A questo si sommano le assenze da Glasgow di alcuni atleti, in parte per non aver conseguito gli standard di iscrizione, in parte legate probabilmente ad una questione di differente programmazione, ma la domanda che viene da porsi, è: “se non si è competitivi a livello europeo, come si potrà esserlo a livello Mondiale e/o Olimpico, dove la presenza di nazioni di grande peso, farà sì che certe porte oggi già chiuse, diventino insuperabili?”

Lo stesso DT Antonio La Torre, nel bilancio tracciato a fine manifestazione, ha posto l’accento, sulla competitività cresciuta in tutto il mondo e si è appellato alla necessaria “totale dedizione” per chi punta ai Mondiali di Doha e ai Giochi Olimpici di Tokyo 2020. Come dargli torto!

Ad oggi, solo tre atleti possono guardare a Doha con forti ambizioni personali, Tamberi, Tortu e Palmisano, forse anche Desalu e la Giorgi nella 50km di marcia femminile, che però a Tokyo non sarà nel calendario delle gare, ma pensare ad altre possibilità, anche di sola finale, è davvero complicato!

Acquisire lo Standard di partecipazione, fra l’altro, dovrebbe essere chiaro a tutti, non è un diritto, ma il requisito “minimo” per essere iscritti all’evento. Infatti abbiamo già visto molto spesso che l’acquisizione dello standard, senza una dovuta consistenza tecnico-agonistica significa esclusione al primo turno, con tutto quello che ne consegue!

E allora, come colmare questa lacuna, che è elemento basilare per far crescere la competitività dei nostri atleti e avviare quel processo di professionalizzazione (delle strutture Federali e non solo), senza il quale tutto diventa velleitario, precario ma soprattutto casuale?

In che modo procedere concretamente se fra coloro che per primi dovrebbero indirizzare e controllare il lavoro degli allenatori personali e degli atleti, nessuno può operare a tempo realmente pieno, D.T. compreso?

Quali supporti in termini di servizi continui e costanti (ricerca sul campo, supporto tecnico-metodologico-medico-fisioterapico) possono essere messi a disposizione degli allenatori e degli atleti da parte della Federazione se la stessa struttura Federale non può operare a tempo pieno?

Negli ultimi 7 anni il vertice tecnico federale è cambiato diverse volte, ma mai si è realmente messo mano al modello organizzativo e ai meccanismi di funzionamento, quasi che il problema fossero gli uomini…. I fatti, implacabilmente, hanno e stanno evidenziando il contrario: bisogna continuare così?  E’ necessario fare qualcosa?

Massimo Magnani

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