GIOMI FUORI DAL COUNCIL DELL’ASSOCIAZIONE EUROPEA DI ATLETICA

Yokohama ha regalato di nuovo il sorriso al Presidente Giomi, non tanto e non solo per bei risultati ottenuti dagli azzurri (5 staffette qualificate per i Mondiali di Doha), quanto perché il buon rendimento delle Squadre schierate ha consentito di smaltire la delusione della sua mancata rielezione nel Council dell’European Athletics (EA).

Infatti, sabato 13 Aprile si erano tenute le elezioni per il rinnovo del Council dell’EA, il massimo organismo di governo dell’Atletica nel Vecchio Continente, che avevano confermato Sven Arne Hansen alla Presidenza con 49 voti su 49 votanti. E’ vero che non vi erano altri contendenti, ma è stato un pieno riconoscimento al suo operato, che nel corso del suo primo mandato ha portato diversi cambiamenti all’interno dell’EA.

Nel Council EA, un po’ a sorpresa, almeno per molti, non è stato riconfermato il Presidente Giomi e per la prima volta, dopo decenni, la nostra Federazione non avrà un rappresentante in seno al Consiglio dell’Associazione Europea.

La vittoria scontata di Hansen parte da lontano, da quando pose la sua candidatura alla successione di Hans Jorg Wirz, alla quale pochi credevano, compreso il nostro Presidente Giomi. A suo tempo (era il 2015), grazie ai miei contatti con altre Federazioni e con personaggi che come me facevano e fanno parte di alcuni organismi EA e IAAF avevo messo in guardia il Presidente Giomi dei movimenti di Hansen che aveva stretto una (forte) alleanza fra i piccoli Paesi europei, in particolare quelli dell’Est Europa e quelli Balcanici, il cui totale dava e dà tuttora la maggioranza fra le Federazioni aderenti all’EA. Non fui ascoltato nemmeno quando nel 2015, a Praga in occasione dei Campionati Europei Indoor, poche settimane prima delle elezioni dell’EA, informai il Presidente di avere assistito, nell’albergo dove alloggiava la nostra Squadra, al riunirsi di Hansen con i rappresentanti dei Paesi sopracitati, contando le presenze che superavano abbondantemente il numero che serviva per vincere. Mi fu risposto che ormai i giochi erano fatti, che Jean Gracia, francese, avrebbe vinto a mani basse e che bisognava stare dalla sua parte. Si sa come finì, Hansen vinse, Jean Gracia perse, Giomi fu, sì, eletto nel Council EA, ma come ultimo dei candidati. Positiva l’elezione, ma significativa la posizione nell’elenco degli eletti, che di fatto, toglieva peso all’Italia nelle decisioni importanti e/o incarichi per Giomi nelle commissioni strategiche. 

Negli ultimi anni, il Presidente Giomi ha fatto molto per stringere rapporti e relazioni con Hansen, anzi probabilmente era convinto di esserci riuscito (vedi i diversi eventi EA organizzati in Italia di recente), ma evidentemente la sua percezione non era ben fondata e chi gli è stato vicino non lo ha aiutato a leggere bene la situazione.

Non ha aiutato la rielezione del Presidente Giomi la sua assenza al Council elettivo, per motivi assolutamente giustificabili, ma non lo ha aiutato nemmeno la mancata presenza delle figure istituzionali apicali della Federazione (non possono essere neppure Anna Riccardi e Maurizio Damilano, che seppur fortemente credibili e riconosciuti nel contesto europeo e mondiale, a rappresentare il Presidente, visto che entrambi non hanno ruoli istituzionali ufficiali in FIDAL).

Di fatto, pertanto, un’Italia assente alle elezioni nelle massime cariche istituzionali, che con la loro presenza avrebbero significato la forte compattezza della Federazione, il senso di appartenenza e la totale vicinanza al Presidente.

Sono stato e sono spesso critico con Giomi, ma lo stimo, riconoscendogli una grande competenza, una forte passione e una totale dedizione per l’Atletica e la Federazione, per la quale si è speso e si spende quotidianamente, investendo tutte le energie di cui è in possesso.

Un giorno, in seguito ad una mia intervista critica, mi disse che era molto arrabbiato con me, non tanto per le critiche, quanto perché lo avevo accusato di ascoltare solo sé stesso e pochissimi altri; mi ribadì che era l’esatto contrario: lui ascoltava tutti e poi decideva autonomamente. In realtà Giomi “sente” tutti, ma la differenza fra “sentire” e “ascoltare” è notevole!

A differenza di altri non gioisco, per la sua mancata elezione, che di fatto toglie l’Italia dal contesto dove si governa l’Atletica europea, anzi la ritengo una perdita che non fa bene al nostro movimento, che non giova all’immagine, alla storia e alla tradizione della nostra Federazione e che taglia fuori il nostro Paese dalle decisioni più significative dei prossimi anni.

Secondo me, è un ulteriore segnale che vi è grande necessità di cambiamento nella nostra Atletica, che deve assolutamente invertire la rotta rispetto agli ultimi anni e che deve farlo con una visione più globale dei vari temi, con quella sana, ineluttabile e inevitabile discontinuità nelle persone, nei contenuti e nel metodo, elementi che hanno reso la nostra Atletica più debole, non al passo con i tempi e lontana da quella competitività internazionale, a qualsiasi livello, che le si addice.

 

 

                                                                                                                                                                               Massimo Magnani

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