Giovanni Esposito – Segretario Generale Federazione Italiana Badminton

Rispetto alla complessità legata al tema “Talento”, con il mio intervento cercherò di focalizzare quelli che ritengo essere gli aspetti più significativi per la sua valorizzazione, gestione ed educazione, al fine di far uscire quel potenziale che è tanto difficile da realizzare nei nostri giovani.

Tenendo conto del fatto che sono molti i fattori che agiscono sulla realizzazione del nostro progetto di performance sportiva il primo accento lo porrei sul concetto di “Responsabilità e sostenibilità”.

Un progetto sostenibile è un progetto che dura nel tempo e che dovrebbe consentire  al nostro talento di farlo maturare progressivamente, andando a sviluppare la capacità di condividere un progetto comune (con chi lo vedremo tra breve), perché condividere un progetto comune significa sostanzialmente far sì che la pratica efficace di una determinata prestazione sportiva si realizzi nel momento che noi abbiamo programmato e definito e non sia un evento puramente casuale.

È un passaggio molto difficile da realizzare “…voglio quel risultato sportivo in quel determinato momento” , purtroppo, temo che  talvolta i nostri giovani non siano affatto ambiziosi. Lo dico perché quando di tanto in tanto faccio la domanda ..” qual è il tuo sogno”  cioè dove vuoi andare, per capire quali sono le tue aspettative, ci sono ragazzi che mi rispondono di non avere sogni e questa cosa mi preoccupa non poco, perché senza un sogno non c’è un obiettivo non c’è una motivazione e non c’è quella leva del cambiamento che ci fa fare grandi cose.

Allora se dobbiamo condividere un percorso efficace, proviamo a mettere un pochino d’ordine all’interno di un sistema complesso e per farlo dobbiamo isolare il sistema in microsistemi e provare a risolvere i problemi singolarmente, altrimenti correremmo il rischio che il tutto ci appaia un po’ più grande di noi.

E allora, al centro c’è il “Talento” che abbiamo individuato avere delle potenzialità e partiamo da quello che ho definito “Macrosistema” all’interno del quale cercheremo di analizzare quello che sta succedendo a livello globale e a livello nazionale.

Credo che a livello nazionale non sia sfuggita l’idea che comunque questa nuova riforma dello sport viene a creare nuovi paradigmi e nuovi parametri di valutazione.

Una società che si chiama Sport e Salute che ha affidato al CONI l’alto livello e che trattiene per se i soldi che poi a sua volta dovrà assegnare alle Federazioni crea non pochi elementi di riflessione su quello che dovrà fare una Federazione e sui modelli di Associazioni Sportive.

Si fa strada una visione di  sport come benessere, comunicazione e informazione personale che sta prendendo sempre più piede, quindi, proporre sin da subito un modello di talento e di sviluppo agonistico precoce rischia di non essere in linea con i tempi e soprattutto con gli intenti di Sport e Salute.

In quest’ottica tutto il sistema aspetta con molta ansia di conoscere quali saranno i parametri con cui questa nuova entità andrà ad assegnare i contributi alle Federazioni perché a cascata le Federazioni dovranno dare i contributi alle Società Sportive con una visione probabilmente leggermente modificata rispetto al passato, ben sapendo che oggi la performance di alto livello rappresenta l’indicatore fondamentale con cui il Coni finanzia le Federazioni Olimpiche.

Dal macro sistema sociale passiamo “all’Esosistema” cioè le condizioni di vita, di pratica sportiva, di lavoro, di quel dato ragazzo. Stiamo andando verso il livello di legame con il suo territorio e quindi gli stili di vita di quello specifico territorio.

Quale esempio emblematico potremo evidenziare come un talento cresciuto a Castellammare di Stabia, dove sono nato io e dove il lungomare rappresentava il mio terreno di lavoro, con il mio allenatore che seguiva i miei lavori con la vespetta, mentre contemporaneamente gli Abbagnale alle 7 mattina facevano il loro percorso, non è uguale al talento cresciuto nel campo di Pisa dove qualcuno lascia la chiave ai ragazzi che autonomamente entrano e svolgono un lavoro dedicato, costruito è realizzato in base a quel territorio.

Quindi la capacità di avere ben chiaro che cosa sta succedendo su quel territorio è fondamentale, a Bolzano ad esempio, LegaCoop essendosi resa conto che da soli non si va da nessuna parte ha organizzato un convegno perché vorrebbe riunire tutte le associazioni che operano in quella realtà,  “fare sistema” facendo si che servizi trasversali quali il marketing, la comunicazione, la fiscalità, l’assistenza e la valorizzazione dei ragazzi possano essere realizzati sotto forma di Consorzio o di Cooperativa, anche se per cultura sportiva, spesso si procede da soli.

Arrivando a quello che ho definito” Mesosistema” ovvero le relazioni tra microsistemi e

tra questi, in particolare andiamo a delineare il “Microsistema delle Società Sportive”.

Ovviamente al suo interno si apre il campo ad alcune domande fondamentali e conseguentemente sulla tipologia di risposte che una Società Sportiva è in grado di fornire: 

  • che livello di assistenza?
  • quale livello di competenze manageriali e tecniche ci sono?
  • che livello di impianti vengono messi a disposizione ?

Tutto questo finisce sostanzialmente col cominciare a descrivere il club nel quale il nostro talento sta coltivando il suo potenziale sportivo.

A questo punto andiamo a definire il “Micro sistema sociale” legato alla qualità delle relazioni che sono presenti all’interno dello staff , quale ad esempio: ma il preparatore atletico si fida di quel allenatore? Che tipo di relazione c’è nel nostro club tra il coach e il Fisioterapista, il Medico lo psicologo, ecc.

Altro micro sistema importantissimo e fondamentale è “la Famiglia” , che, come si evince da una ricerca che è stata realizzata e pubblicata Recentemente, contribuisce enormemente (non solo in termini  economici) all’attività del ragazzo, alle sue aspettative, alla pressione percepita, nonché agli stimoli ad emergere piuttosto che a non emergere.

Per chiudere questo passaggio troviamo il “Microsistema Culturale”  dove la Società, la Famiglia e la Scuola sono profondamente legati alla crescita culturale oltre che sportiva del ragazzo, facendo cogliere quanto una buona istruzione possa influire ed incidere su una visione condivisa con il nostro Atleta.

Ci accorgiamo allora che le competenze che ho maturato in termini sportivi, talvolta anche inconsapevolmente le posso realizzare, applicare e trasferire trasversalmente anche in un contesto lavorativo professionale, questo a patto che all’Atleta gli si spieghi quali sono queste competenze e come e dove applicarle nel contesto sportivo piuttosto che nel mondo del Lavoro.

Passando poi ad analizzare ” I FATTORI CHE INFLUENZANO I LIVELLI DI SODDISFAZIONE DELL’ATLETA SULLA PRESTAZIONE ESPRESSA” ne emerge  chiaramente la cosiddetta “passione armoniosa” grazie alla quale si evidenzia se il ragazzo è in equilibrio con se stesso.

Il ragazzo non deve fare solo l’atleta e basta, ragion per cui se ti fai male ti senti finito, perché tu dalla mattina alla sera fai solo questo avendo lasciato la scuola, ed avendo deciso di allenarti soltanto,   “.. perché mi hanno detto che se mi alleno vado forte”. Passione armoniosa significa che un ragazzo che si dedica a se stesso e investe su se stesso riesce meglio anche nello sport.

A livello di Talento, interessante è poi anche la cosiddetta “percezione di sostegno” , a livello di coorientamento e condivisione  operata soprattutto dall’allenatore e dalla famiglia che fa diventare la relazione un triangolo magico.

In questo triangolo molto importante è il coorientamento e la condivisione da parte dello allenatore, della famiglia e d’atleta che costituisce un primo zoccolo duro difficilissimo  nei delicati rapporti interpersonali.

È molto interessante perché ogni prestazione sportiva finisce col incidere profondamente a livello emotivo non solo sull’Atleta o il Tecnico ma  anche sulla famiglia che si ritrova ad investire tantissime energie a sostegno dello stesso, andando persino incontro ad aspettative che non sempre vanno nella giusta direzione di un’armonica crescita dell’Atleta.

Un esempio eloquente ci viene proprio da un giovane Atleta della Federazione Badminton il quale, insieme al Direttore tecnico  stava pianificato la propria carriera agonistica, e quando parliamo di percorso/processo intendiamo delle fasi di crescita e delle transizioni di carriera per cui si parte dall’ idea di dove siamo e si tracciano gli elementi e i fattori più importanti nella progressione di carriera e nella vita di un atleta e solo a quel punto gli si chiede: “….ma tu dove ti vedi che cosa vuoi fare che cosa vuoi raggiungere” .

Ebbene nello specifico del caso sopra citato lui aveva inizialmente ribadito, con una certa fermezza “…io voglio andare a Tokyo e vincere una Medaglia”.

A questo punto gli è stato fatto notare che aveva solo 17 anni e che in prospettiva sarebbero state più alla sua portata le Olimpiadi Giovanili, cosa che lui non aveva ben percepito e valutato e quindi non aveva questo obiettivo, obbiettivo che successivamente è invece diventato fondamentale, tantè che poiché le ha vinte.

E adesso, l’obiettivo qual può essere ? non certo Tokyo, dal momento che essendo al quinto anno della scuola superiore e quindi ancora giovane il prossimo steep fosse quello di dover studiare per poter affrontare con successo la “maturità” .

Invece, nell’ottica della famiglia, visto il successo alle Olimpiadi Giovanili il diploma non contava niente perché erano più proiettati a  monetizzare questo oro Olimpico, magari  entrando in gruppo sportivo militare.

Quindi, di fronte ad una transizione che poneva al figlio la Maturità come obbiettivo a breve termine in famiglia si sono arrabbiati molto non ravvisandone una priorità di vita per il proprio figlio.

La Direzione Tecnica, nell’ottica di un lungo percorso di maturazione invece, ha posto l’accento sul fatto che  seppur con l’evidenza del titolo Giovanile conseguito in questo momento, il giovane atleta doveva solo preoccuparsi di crescere con calma dal momento che non  essendoci la categoria promesse nel badminton gli “insuccessi”  che avrebbe rischiato in una categoria unica erano davvero tanti, quindi per il momento “… stai un attimo protetto, allenati e studia”.

Per creare tale consapevolezza abbiamo dovuto spendere molte energie nel riconfigurare, soprattutto alla famiglia l’interesse primario del ragazzo che in primis era quello di prendere il diploma, ovviamente, si deve fare attenzione affinchè tale proiezione di carriera venga esplicitata e condivisa sia all’atleta che alla famiglia, altrimenti si rischierebbe un effetto  boomerang, dal momento che i ragazzi stanno due o tre ore in palestra le altre 20 ore le passano a scuola o a casa e volenti o no la famiglia influisce pesantemente rispetto alla scelta del percorso.

Quindi, “LA SCELTA DEL PERCORSO DI SVILUPPO”  applicando il modello del Campanile di Lovanio, (Università Europea che ormai da più di 10 anni ha proposto l’abolizione del modello a piramide nella pratica sportiva), l’attività ricreativa diventa sostanzialmente il serbatoio del talento potenziale, poiché ci sono degli atleti che non gradiscono alte pressioni ma che stanno a loro agio nel campo dell’ATTIVITA’ RICREATIVA , questo sia perché non hanno raggiunto i risultati previsti sia perché hanno del potenziale ma non hanno deciso ancora di investirci più di tanto.

Finché stanno in quest’area li teniamo sotto controllo poiché anche se vincono un titolo italiano in meno ma vengono al campo e si allenano non li perdiamo di vista e nel momento in cui decidono di impegnarsi fino in fondo è un vaso comunicante possono passare alle ATTIVITÀ COMPETITIVE  e quindi puntare all’ALTO LIVELLO,  se invece gli proponiamo subito le attività competitive, spesso, il rischio è che poi ci sia la rinuncia, “… no questo non lo voglio adesso questo è troppo e lascio perdere”.

Quindi attenzione perché anche i modelli di sviluppo più accreditati a livello europeo prevedono questa complementarietà tra attività ricreative e competitiva,”…. se non lo vogliamo fare perché è giusto facciamolo perché ci conviene” perché Sport e Salute andrà ad occupare proprio quell’Area, mentre il Coni si andrà ad occupare solo delle ATTIVITÀ COMPETITIVE  e quindi all’ALTO LIVELLO

A quanto esposto, ben si lega una ricerca molto interessante sui  FATTORI DI POLITICA SPORTIVA CHE PORTANO AL SUCCESSO SPORTIVO INTERNAZIONALE all’interno della quale  sono esplicitati i 9 pilastri che declinano i più importanti fattori di sviluppo per l’ottenimento della performance nell’alto livello ed all’interno della quali  gli italiani hanno aggiunto anche un ulteriore pilastro fondamentale che quello dello ”AMBIENTE DELLO SPORT D’ÉLITES” Nella pubblicazione della scuola dello Sport a firma anche di Stefano Baldini viene sottolineato che per ottenere risultati di alto livello il miglioramento del clima e soprattutto il pilastro 5 cioè i “SISTEMI DI SOSTEGNO DELL’ATLETA NEL POST CARRIERA” sono fondamentali.Per una corretta programmazione dell’alto livello l’atleta deve sentirsi sicuro di sapere che cosa fa e farà “dopo” quando smetterà di gareggiare, e questo, purtroppo, non sempre si realizza, anzi, ritengo che la Federazione e la Società Sportiva, il Clubs si debbano far carico della responsabilità sociale di promuovere e consolidare la formazione dei ragazzi.

 

Un esempio diretto è quello di mio figlio, che se non va a fare allenamento rischia una multa, e questo anche se dovesse avere un esame all’università o se dovesse solo studiare perché la Società chiaramente gli dice “..io ti pago e non mi interessa di quello che devi fare, devi allenarti”.

Questo approccio è molto pericoloso perché lui a seguito di queste pressioni sempre di più sarà portato a scegliere l’attività di alto livello sacrificando il suo progetto di vita.

Questa scelta è chiaramente molto importante perché influisce anche sull’operato dell’allenatore l’Allenatore, il quale a sua volta dovrà conciliare l’allenamento con la carriera scolastica, con la conseguenza di essere estremamente più flessibili, per gestire al meglio orari e situazioni che possono cambiare moltissimo nell’arco delle giornate e quindi della preparazione.

Siamo dunque arrivati al punto, per la selezione e supporto del Talento, per il quale un modello esiste e studia le transizioni e la pianificazione di carriera, si tratta di capire quando lo sviluppo atletico lo sviluppo psicologico lo sviluppo psicosociale lo sviluppo accademico vocazionale e lo sviluppo economico intervengono non singolarmente ma in maniera contemporanea perché qui ci sono dei momenti di transizione di carriera nei quali  l’ Atleta rischia di perdere l’orientamento “..se cambio categoria, cambio scuola, cambio casa cosa mi succederà”

ci sono momenti dove il rischio è più grande e quindi le transizioni di carriera vanno gestite con molta attenzione, in Italia siamo culturalmente in ritardo di circa vent’anni nel gestire il post carriera, che come abbiamo visto è un momento di transizione estremamente importante, che non si deve gestire quando l’Atleta avrà già smesso perché lo si farà solo allora l’Atleta sarà già in crisi.

Chi è preposto, deve dare gli elementi prima quando sta ancora facendo attività in modo che quando arriverà il momento naturale sarà tutto ok.

Le transizione di carriera naturalmente variano da sport a Sport ed è per questo che in Federazione Badminton abbiamo realizzato un sistema di pianificazione che tiene conto del post carriera.

A Tarragona l’anno scorso i Giochi del Mediterraneo un nostro atleta ha vinto la medaglia, ebbene, facendo un’indagine, questo stesso Atleta ci ha confessato che per il suo futuro l’obiettivo era quello di diventare stilista di moda,”… ma come, tu sei la medaglia di bronzo dei Giochi, ti alleni presso il Centro Federale di Milano e ti vedi stilista di moda,  non sei felice di stare qui” ovviamente la risposta è stata negativa.

Alla fine questo ragazzo è andato via dal centro federale è felice sta studiando a Bolzano gioca a Badminton in maniera saltuaria ma sta realizzando quello che era il suo sogno , pur avendo vinto una medaglia.

Allora attenzione perché quando si fanno progetti di pianificazione del talento e della carriera a volte rischiamo che se non condivisi e sottoscritti dal diretto interessato, alla prima difficoltà questo va in crisi e smette.

Nel nostro caso, in prospettiva Tokyo, alla prima difficoltà avrebbe rischiato di compromettere un doppio molto forte, che se qualificato, non avrebbe visto più lui come protagonista, con conseguenze ben comprensibili, mentre questa sua “Verità” ci ha consentito di predisporre sin da subito un nuovo doppio con un altro ragazzo, il quale ha avuto la possibilità di pianificare a sua volta l’attività a lungo termine.

Quindi no ad un sistema chiuso ancora molto diffuso nelle nostre società ma continua ricerca di un sistema aperto all’interno del quale la Federazione, il Dirigente, il Tecnico, lo Staff, la Famiglia e l’Atleta si mettono d’accordo e facciano rete, altrimenti Il rischio è che ad esempio che la famiglia o l’Atleta si chiudano e aggirino la programmazione che gerarchicamente  la Federazione e la Società sportiva propongono, in questa prospettiva potrebbero emergere situazioni nelle quali si evidenziano situazioni quali: “…. io mi vado a fare i Meeting che dico io e che voglio io,…. oppure mi alleno come dico io, nel posto che voglio io perché a casa sto bene”.

Senza un costante lavoro di rete ciascuno finirebbe col difendere solo i propri interessi e quindi faccio la maratona di New York perché mi da più visibilità piuttosto che il Campionato Europeo.

Fare sistema implica che talvolta si arrivi a dei compromessi , ma soprattutto sottintende una notevole capacità di dialogare, di relazionarci e di condividere un obiettivo che dovrà essere comune ai diversi stakeholder quali l’Atleta, il Tecnico del Club, la Federazione,  la Famiglia ed anche lo Sponsor.

In questo contesto un importante tassello riguarda la FORMAZIONE DEI TECNICI, già 10 anni fa si parlava della mancanza di un percorso approfondito per il settore giovanile e la tutela del talento, evidenziando minacce che tutt’oggi toccano trasversalmente moltissimi Sport, quindi anche il badminton, la principale è riconducibile alla fuga dei tecnici perché ci sono delle discipline più remunerative che essendo riuscite ad organizzarsi meglio evidenziano una notevole capacità di remunerare le professionalità.

Ed allora, la formazione adeguata dovrebbe prevedere :

  1. la “Squadra” come orientamento all’efficacia collettiva
  2. L’Allenatore con un clima motivazionale legato ai compiti da svolgere
  3. la Famiglia che deve trovare sostegno e soddisfazione
  4. l’Atleta che cosa si aspetta, come può crescere soprattutto in termini di consapevolezza e come può coltivare una passione sportiva non solo dal punto di vista del campo ma anche dal punto di vista manageriale perché quelle competenze se le ritrovi anche nella successiva attività professionale.

Ed allora un approccio integrato ci pone davanti ad alcune chiavi di lettura e domande delle quali tener conto :con chi stiamo lavorando, chi lo deve fare, per ottenere quale prestazione, ed ancora, quest’atleta è un introverso o un estroverso, vede il suo futuro o non se lo vede dobbiamo aiutarlo con attività di Coaching o ha bisogno di Consulting, abbiamo creato rete e condivisione con i diversi stakeholder famiglia allenatore Federazione, Club, scuola, ecc.

È chiaro che mettere insieme tutto questo significa gestire un sistema complesso ed allora sì dobbiamo avere tante competenze per gestire il talento, la precisione della comunicazione, la capacità ad ascoltare e capire le aspettative del ragazzo, essere bravi ad ascoltare a capire il sistema sociale che gira intorno nonché essere bravi a capire il sistema culturale della nostra organizzazione e Federazione

Da ultimo, raccogliendo una sollecitazione del Vice Presidente Smart Atletica, vorrei fare una breve sintesi gestionale della  Federazione Badminton, all’interno della quale ai temi “qualificazione tecnica, gestione e valorizzazione del talento” destina i due terzi del proprio budget mentre un terzo è attribuito alle “risorse del personale ed alla promozione di eventi”.

Quindi due terzi sono sul progetto che porta a valorizzare i talenti dai Clubs ai progetti tecnici territoriali fino ad arrivare al centro Tecnico Federale di Milano che potremmo assimilare  ad un incubatore dal quale sostanzialmente sono uscite le nostre prime due medaglie a livello internazionale.

In conclusione  appare evidente che per la ricerca del Talento, tutto il processo sin qui esposto non è ancora ben chiaro ed acquisito da molte organizzazioni, poiché manca una visione sulle priorità da perseguire, la consapevolezza del ruolo del ragazzo, le competenze che non devono essere solo quelle personali ma devono essere di tutto il team.

Dietro alle singole voci, sempre più ci sono innumerevoli questionari ed ore di valutazione, talvolta anche con l’aiuto dello psicologo, cioè sostanzialmente un lavoro molto importante e condiviso tra la Direzione Tecnica ed i vari Stakeholder.

Bisogna creare un clima di fiducia e di coinvolgimento di tutti gli attori perché in questi anni abbiamo perso tantissimi talenti, ai quali vanno aggiunti quelli che non hanno realizzato pienamente il loro potenziale.

Manca l’idea di una struttura manageriale che ci consenta anche di guardare allo sport come strumento di grande aggregazione e di grande opportunità perché altrimenti il rischio è che molti Atleti ma anche molti Tecnici si allontanino dallo sport italiano.

Questo non è e non sarà un problema solo dell’Atletica, questo è un problema dello Sport Italiano che sta vivendo il passaggio dal volontariato in qualcosa di più professionale e manageriale.

                                                                                                                                              Cosimo Scaglione

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