Dott. Alessio Lilli – Presidente A.D. Società Italiana Oleodotto Transalpino

L’intervento del Dott. Lilli ha trattato il tema del Talento comparando l’ambito aziendale con quello sportivo, infatti, il Dott. Lilli ritiene che entrambe le entità rappresentino un gruppo di persone dedite al raggiungimento di un risultato in un ambito competitivo.

Secondo il relatore, il talento “è una persona in grado di esprimere una o più caratteristiche di alto livello che lo differenziano dagli altri. Il talento è una persona che ancora deve affermarsi mentre, il campione è già “affermato”.

Il Dott. Lilli ha poi analizzato la differenza tra il “genio” ed il “talento”; per simboleggiare la differenza e utilizzando il mondo dell’atletica si è rifatto all’esempio del Salto in Alto, dove “genio” è stato Dick Fosbury, che ha inventato un nuovo modo di affrontare la specialità, utilizzando una tecnica del tutto sconosciuta, innovativa e che quasi andava in contro-tendenza rispetto ai modelli utilizzati in quel periodo e che ha portato a importanti progressi nello sviluppo della specialità. Mentre ha definito “talent” quegli atleti come Sara Simeoni, che utilizzando quella nuova tecnica ha ottenuto risultati e vittorie straordinarie, che l’hanno affermata come “campione”, cioè massimo interprete della nuova tecnica.

Da questo esempio è scaturita la considerazione che nelle aziende, ma anche nello Sport e nel caso dell’atletica, servono continuamente i talenti che sono in grado di garantire la continuità dei risultati, mentre i geni sono meno necessari, anche perché occasionali. Poiché il talento è l’elemento centrale per la competitività del sistema imprenditoriale, sono necessarie figure esperte che sappiano individuare, selezionare e accompagnare il talento nella sua crescita con una struttura ed una organizzazione che possa portarlo ai successi funzionali a lui e all’azienda (nel caso dell’Atletica, le vittorie!). Il supporto costante delle persone esperte (facilitatori del processo) serve anche e soprattutto nelle sconfitte (evidenza dei punti di debolezza) che vanno analizzate necessariamente in funzione della crescita e della maturazione del talento.

Il talento ha affermato più volte il relatore “è un bene di tutti e non del singolo”, va sostenuto ed aiutato, solo così lo si può portare alla crescita, al successo personale e aziendale. Questo aspetto è naturalmente  necessario anche in ambito sportivo, perché troppo spesso attorno al talento si concentrano le attenzioni di tanti soggetti che ritengono il talento stesso come propria proprietà, impedendone una naturale evoluzione, anzi il più delle volte creando i presupposti per una forte involuzione ).

Altro punto importante che il Dott. Lilli ha sottolineato per l’ambiente sportivo è che il campione (prima solo talento) è una persona che attraverso il proprio percorso si è affermata, accumulando un bagaglio di esperienze che al termine della propria carriera devono essere messe a disposizione di tutti per favorire la crescita di futuri talenti.

Il talento serve, inoltre, come esempio che aiuta al miglioramento anche delle altre persone. Per questo, è necessario creare una struttura professionale con competenze specifiche che accompagnino e sostengano il talento anche verso il post carriera.

Il relatore ha portato l’esempio di 4 talenti, con cui ha avuto modo di lavorare, ciascuna delle quali aveva doti notevoli e differenti fra loro, ma anche punti di debolezza che andavano sostenuti affinché potessero esprimere al meglio le loro potenzialità. Per queste ragioni i talenti vanno sostenuti e accompagnati da persone di esperienza (nel caso dello sport anche ex-campioni) che li aiutino a superare le difficoltà e gli inevitabili momenti critici.

In sintesi, la relazione del Dott. Lilli ha evidenziato che nel corso degli anni avvengono cambiamenti tecnici, che comportano l’adeguamento de metodi di allenamento, ma che prevedano anche altri strumenti (l’accompagnamento della crescita del talento nel tempo, con un percorso graduale, progressivo e sistemico. I problemi, quando presenti (nel caso dell’atletica le poche medaglie negli eventi internazionali importanti) vanno analizzati attentamente con confronti confronti dello staff federale con gli allenatori personali per individuare le necessarie soluzioni.

Nel mondo italiano dell’Atletica, manca un “sistema” che affronti in modo organico tutti i passaggi di crescita e soprattutto manca un approccio costruttivo concentrato sull’analisi e il confronto interpersonale e probabilmente per questo, non si riesce più ad ottenere i risultati, come succedeva nel precedente millennio.

 

                                                                                                                                                   Fausto Capra

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