Doha, appuntamento dell’anno! Doha, per capire “dove siamo”, ma anche importantissimo banco di prova verso Tokyo 2020. I primi segnali della stagione sono confortanti, con l’auspicio che la programmazione fatta dagli allenatori degli atleti e approvata dalla Federazione non sia finalizzata a qualificarsi e basta, ma preveda soprattutto di ben figurare in Qatar. “Ben figurare” non significa a tutti i costi vincere “medaglie” (battaglia durissima, ma qualcuna potrebbe essere possibile), ma soprattutto la capacità di essere competitivi, esprimendosi al meglio in quell’occasione che conta.

A Doha, i Campionati del Mondo si terranno in un contesto “speciale” perché, se saranno affascinanti per la location, saranno diversi dagli altri Campionati, per il clima atmosferico, per la data, che supera l’usuale termine della stagione di alto livello e per gli orari, che saranno condizionanti soprattutto per le discipline di durata, in particolare quelle su strada. Il clima e l’orario delle gare di Maratona e Marcia saranno due fattori centrali per ottenere buoni risultati in prove che diventeranno molto aperte nei pronostici e dove i valori degli atleti, proprio per gli elementi citati, verranno appiattiti e forse anche azzerati. Ma tutto il contesto climatico, in qualche modo, sarà condizionante per la particolare situazione ambientale di Doha.

Io vi ho vissuto e lavorato per qualche anno e vi ho passato anche periodi molto caldi, compresi quelli nei quali si svolgeranno i Campionati del Mondo, quindi, ho vissuto su me stesso la situazione specifica e quella dell’intero contesto del Paese. Non meno significativa sarà l’importanza dell’orario perché le prove di durata, in particolare la maratona e la 50km di marcia saranno in piena fase di svolgimento quando l’organismo degli atleti è abituato a dormire (ben oltre la mezzanotte). E’ anche questo un fattore da non trascurare e al quale si dovrebbero trovare soluzioni per creare gli opportuni adattamenti.

Senza polemica o critica alcuna, mi permetto alcune considerazioni alla luce di quanto leggo/sento e di quanto ho anche sentito in alcuni incontri con la Federazione stessa,

Un ulteriore aspetto da considerare non è solo il caldo, ma anche lo sbalzo termico abbastanza continuo, perché se è vero che il clima è esterno è fortemente condizionante, lo sono anche le condizioni interne di qualsiasi edificio, (aeroporto, hotel, palestre, locali pubblici), tutte programmate per avere circa 20°di temperatura e degli impianti sportivi (stadio di gara, campi e siti di allenamento in genere). Le temperature esterne del periodo dei Mondiali vanno dai 32°ai 40° gradi di giorno, ai 28°-32° di sera, anche a mezzanotte. L’umidità è molto alta e l’ambiente generale è particolarmente “surriscaldato” per le temperature dei mesi estivi che in agosto arrivano, di giorno, anche a 60°. Gli sbalzi termici cui gli atleti saranno sottoposti, rischiano di essere un fattore limitante, perché se è vero che il Khalifa Stadium avrà una doppia climatizzazione, una per il campo gara (20° circa) e una per gli spettatori (23°), è altrettanto vero che i campi di allenamento e quello del riscaldamento non l’avranno, quindi si passerà repentinamente dai 20° circa all’interno dei locali chiusi, ai 32°- 40° di quelli all’aperto e viceversa. La salute degli atleti è messa continuamente a rischio dallo sbalzo termico, al quale non è facile ambientarsi. In qualche caso ci si può “arrangiare” arrivando sul posto solo all’ultimo, ma poiché è auspicabile che molti/e atleti/e superino i turni e/o alcuni/e velocisti/e debbano correre le gare individuali e le staffette, quindi dovranno rimanere più giorni, si può capire quanto sia complessa la gestione del fattore termico.

Il problema si amplifica per gli/e atleti/e che affronteranno le discipline su strada. L’adattamento alle condizioni di caldo-umido, di sbalzo termico e di adattamento all’orario di gara saranno fondamentali per ottenere buoni risultati, dove il tema non sarà tanto quello della prestazione cronometrica, quanto quello della capacità di “resistere” a quelle condizioni.

Da quanto leggo e sento i nostri atleti di queste discipline hanno pianificato il lavoro in quota, ma nelle solite località (in Italia e/o in Europa) dove, comunque, le temperature d’estate (in particolare fra fine agosto e settembre) non superano i 15°- 18°. Forse qualcuno andrà ad allenarsi in Sicilia o posti similari, ma non è la stessa cosa, proprio per il complessivo surriscaldamento dell’ambiente. Come si può dedurre lo sbalzo termico sarà forte e i benefici del lavoro in quota rischiano di essere vanificati da quelli dell’adattamento climatico. Mi sorprende il fatto che a nessuno (parlo degli allenatori personali e di quelli federali) sia venuto in mente di focalizzare l’allenamento in posti dove le condizioni climatiche siano meno dissimili da quelle di Doha e penso a qualche posto negli altopiani desertici degli USA (in Kenya/Est e Sud Africa, agosto/settembre è periodo piovoso e non troppo caldo), che presentano il limite degli spostamenti aerei e di fuso orario, ma con il vantaggio legato al clima e agli orari di allenamento-gara. Quando negli USA (costa occidentale) è pomeriggio, a Doha è notte, proprio il medesimo orario di gara… Forse sarebbe stato importante e anche utile per gli atleti delle prove su strada andare a “testare” l’ambiente in momenti in cui il clima è simile a quello dei Mondiali (l’ideale sarebbe stato andare a fine settembre 2018, in occasione di una delle site visit organizzata da IAAF) e provare le sensazioni della corsa in notturna per capire le sensazioni che l’organismo prova, che sono totalmente diverse da quelle che si provano in condizioni di caldo in altre parti del mondo. A Doha si respira sempre e solo aria calda, che non consente alcun tipo di “scambio” e compensazione fra temperatura interna ed esterna al corpo, producendo una saturazione rapida e spesso insufficiente per sostenere sforzi intensi e prolungati. Quando ho abitato a Doha, fra fine settembre e metà ottobre non riuscivo a correre all’aperto in alcuna ora del giorno o della sera, quindi mi “rifugiavo” sul tapis roulant del residence dove alloggiavo… Qualcuno ha chiesto di andare a Doha per testare le condizioni che aspettano gli atleti ai Mondiali, ma non gli è stato concesso di farlo, quindi mi pongo il problema di come effettivamente gli atleti arriveranno adattati e preparati a quelle condizioni. Mi chiedo anche perché non siano stati considerati tutti questi fattori e perché non siano state investite risorse in modo davvero “mirato”, per l’appuntamento più importante della stagione…

Alle complessità più sopra descritte, si aggiungono quelle della programmazione e pianificazione agonistica, che dovrebbero evidenziare come acquisire lo standard di iscrizione non diventi un diritto, ma che, proprio per le atipiche e difficili condizioni ambientali, i minimi vengano resi solidi da prestazioni consistenti in contesti complessi e “tosti” e non in ambiti facili e facilitati, dimostrando così quella “totale dedizione alla causa della maglia azzurra” da parte della Struttura Federale, degli allenatori personali, degli atleti e delle Società, alla quale si è riferito più volte e in diversi momenti il DT Antonio La Torre.         

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