A conclusione degli interventi dei relatori del convegno abbiamo provato a sintetizzare alcuni punti in comune, considerazioni emerse anche dal dibattito e messaggi chiave da “portare a casa” come ulteriore spunto di riflessione seguendo il metodo della cross fertilization che ha ispirato la progettazione di questo evento

Per praticità abbiamo raggruppato i concetti in 7 punti:

  • Non si improvvisa! Servono professionalità messe in relazione fra loro nella gestione della complessità per la valorizzazione dei talenti in modo sostenibile nel tempo.

Professionisti che sanno gestire e sviluppare talenti e che sappiano fare sistema, lavorare in team anche a distanza. Lo abbiamo sentito da Baldini e da Esposito. Ribadito da Queirolo. Non ci si improvvisa. E’ un “mestiere che va costruito nel tempo attraverso studio e applicazione. Spesso nelle società sportive (nelle Federazioni?) si affidano incarichi “sulla fiducia” per il passato, o il presente, prestigioso di una persona. E’ un rischio!  Non è detto che un buon atleta, sarà un buon allenatore, nè che un buon allenatore possa essere un buon dirigente sportivo. A ciascuno il suo mestiere.

  • Importanza del Timing! Sbagliare nel ritardare o, molto più spesso, nell’anticipare un passaggio può pregiudicare lo sviluppo massimo del potenziale! E collegato a questo il terzo punto,
  • Ottica pluriennale. Il grande protagonista di questo convegno, citato in ambiti diversi dai relatori è: il piano di sviluppo! Sia per un giovane atleta che per un giovane manager. Il Piano di sviluppo traguarda un orizzonte temporale di 10/15 anni e quello che fai ad ogni step ha un impatto sullo step finale. Baldini ha usato un’espressione che definisce l’Atletica Leggera: «disciplina a specializzazione ritardata».

Immaginiamo una piramide fatta a gradoni (già non così diffuso averla nelle aziende, rarissima nelle società sportive !!!).

15 gradoni, 1 per ogni anno. A sinistra le categorie giovanili e senior dell’Atletica e a destra i tempi medi di sviluppo di un giovane brillante in azienda.

Ogni azione fatta al gradone 4 o 5 oppure 7 o 8 ha un effetto sul raggiungimento o meno del 15imo ! E non si possono saltare o bypassare gli step, altrimenti magari ci si ferma al 13 e non al 15!!! 

Ma a noi interessa arrivare allo sviluppo massimo. Ci interessa vincere medaglie olimpiche !!

Sembra fantasia. E invece nelle aziende con un sistema di gestione e sviluppo dei talenti strutturato funziona proprio così. Al Top Management al CEO, interessa sviluppare nuovi Direttori di funzione, far crescere profili manageriali in grado di sostituirli.  Cosa succede se saltiamo qualche gradino di esperienza e acceleriamo troppo? Magari se non ho consolidato un Know-How specifico (step 5-6) non avrò le competenze necessarie per capire in un futuro se una proposta è valida o meno perché non ho le competenze tecniche. Se non avrò partecipato a gruppi di lavoro non nel ruolo di leader (step 7-8), non avrò sviluppato quella capacità di collaborazione orizzontale che tanto serve per far funzionare un’organizzazione e mi troverò a capo di un team chiudendomi con il resto dell’azienda. Se non avrò fatto il Capo- progetto e coordinato un team (step 9-10) e sarò stato messo subito a capo di una funzione non avrò sviluppato la capacità di organizzazione del lavoro degli altri, non avrò saputo come motivare un team formato da persone e personalità molto diverse fra loro. 

Nella preparazione sportiva succede la stessa cosa.

E se ho fatto qualcosa troppo precocemente e non ho atteso il completamento dei processi fisiologici di crescita? E se ho spinto troppo con la forza o con i volumi di lavoro? Viceversa. E se certi schemi motori e capacità coordinative non le ho sviluppate nelle c.d. Finestre di apprendimento? Al grade 1, 2 o 3? Oppure ho fatto fare troppe gare. Che succede? Magari il mio atleta non arriverà al grade 15 ma mi fermerò al 12 o al 13. 

  • Cambiare fa bene!!!  Cambiare capo, cambiare allenatore, mentore fa bene!

Fare sempre le stesse cose o adottare sempre lo stesso approccio alla lunga riduce i margini di crescita.  

La frase di Einstein, nata in un contesto particolare post crack finanziario del 1929, una decina di anni dopo la Grande Guerra è una di quelle che ci deve ispirare. Certo cambiare ogni 6 mesi/anno allenatore non va bene, se no non consolido mai! In azienda si dice di una risorsa che gira troppo spesso che ha fatto “turismo aziendale!” 

Ma, parlando agli atleti (non ci odino gli allenatori e dirigenti di società), ai talenti, se vedete che non state più migliorando, cambiate qualcosa. Se il sistema intorno a voi (Società, Federazione) vede che non state migliorando, ha il dovere di fare qualcosa perché voi possiate migliorare. Siamo individui (e ricordiamoci) animali abituati continuamente ad adattarci agli stimoli esterni. E questo fin dalla notte dei tempi è quello che ci ha consentito di evolvere. Di progredire. Di non estinguerci. Se gli stimoli sono sempre gli stessi rischiamo di bloccare questo processo ancestrale di adattamento e di evoluzione, anche nello sport.

  • Il talento non è proprietà del capo o dell’allenatore di oggi!!! Ma dell’azienda/società/federazione che ha una visione di insieme e di lungo periodo delle proprie persone. 

Siamo tutto possessivi. Il capo, il manager che ha una risorsa in gamba difficilmente lo cede. Ecco quello che succede in azienda. Il direttore commerciale o industriale o marketing, va dalla funzione del personale e dice «questo giovane brillante mi serve e non lo cedo, deve finire quel progetto, poi mi serve per mandarlo in quella filiale, etc. e costruisce una bella cortina di ferro.

Lo stesso succede agli allenatori! “Ho trovato uno che salta 7 metri di lungo a 14 anni. Fermi tutti questo l’ho trovato io e lo alleno fino a che non esplode” Figuriamoci poi se è il figlio dell’allenatore……. Bisogna guardare al bene dell’atleta e non di noi stessi. E chi governa il sistema (Società, Federazione) deve sapersi imporre. Chi lo fa in azienda? La funzione Risorse Umane oppure il «comitato sviluppo HR» per noi può essere il Comitato Sviluppo Talenti.

  • Senso dell’urgenza. Il più difficile da spiegare. Un’impresa non può permettersi di rinviare o di muoversi “per tentativi “. Anche lo sport dovrebbe muoversi così….

Quello che differenzia a volte l’impresa da certe Società Sportive o Federazioni è l’urgenza. L’azienda, il management, il board, sanno perfettamente che qui non si scherza.  Posso rallentare sull’acquisizione di quel negozio o di quell’impianto. Posso attendere se lanciare quel prodotto o meno. Posso non fare la campagna di Marketing e comunicazione. Posso attendere il prestito obbligazionario di una banca, ma sulla qualità delle risorse umane non si scherza. Si chiude l’azienda!

Spesso si trascura questo aspetto. Ci si concentra sull’impianto sportivo. Sulla partecipazione al campionato X o sull’organizzazione della gara Y ma non si dedica del tempo ad un sistema strutturato di gestione e sviluppo delle risorse umane. Figuriamoci quanto questo diventa strategico per chi fa del proprio «core business» la qualità delle risorse che riesce a sviluppare. 

Immaginiamo un prestigioso Ateneo, una scuola. Il loro output, il prodotto che esce dalla loro fabbrica (uso una metafora anche se stiamo parlando di persone e ragazzi) si misurano nella qualità di studenti bravi che escono. 

Nel nostro ambito una Federazione, Una Società Sportiva deve adottare lo stesso approccio.

  • I Talenti attraggono Talenti !!! 

La presenza di un Talento illumina l’organizzazione ed ha un effetto contagioso positivo. Dall’esterno i Talenti sono emulati e portano altri Talenti a “salire a bordo”. 

Se entra in azienda un giovane manager con delle caratteristiche brillanti l’effetto sul contesto è micidiale! Porta qualità, porta innovazione, stimola gli altri a fare di più, ma soprattutto attrae attenzione su di sé. Sia dall’esterno che dall’interno molti vogliono lavorare in un progetto se c’è lui!

Lo stesso nello sport. Tutti vogliono giocare con un talento in campo. Parliamo di Pallavolo. Mi è capitato in palestra di assistere a questa scena. Una squadra si allena, gioca insieme, prova gli schemi. Poi ad un certo punto un giovane giocatore dell’under 18 che si è unito alla prima squadra esprime il suo potenziale in un gesto tecnico stupefacente: tutti si guardano.

“Ma veramente ha saltato così? Ma veramente ha chiuso nei 2,5 metri un primo tempo anticipato? (questo per i pallavolisti)”. E tutti vogliono fare di più: il palleggiatore vuole essere più preciso e trovare l’altezza giusta, il libero fare la ricezione o l’appoggio più preciso affinché il palleggiatore possa alzare al meglio la palla al talento. Si poi c’è l’invidioso che gli tira fango addosso…..

Ma il talento non ha bisogno di parlare. Gioca, chiude quella palla e contagia tutti! Ricordate la pubblicità di quella casa di pneumatici in cui c’era Carl Lewis con la pianta del piede come un battistrada. Lo spot recitava: La potenza non ha nulla da dimostrare.

 Il Talento nemmeno.

Se poi gira voce che nella vostra società, si “sfornano” talenti di continuo oppure si vincono medaglie di continuo in quella Federazione perché c’è un sistema che ne facilita il raggiungimento, l’effetto eco e moltiplicatore dell’attrazione che provoca il talento nei confronti della vostra organizzazione arriva lontano: schizzano verso l’alto i numeri delle iscrizioni a settembre; arrivano richieste di chi giocava al calcio per prova a correre un 100 metri; chi giocava a basket prova a saltare in alto….

La stampa, le aziende e gli sponsor e gli organizzatori di eventi sportivi si informano su di voi e si presentano.

Il Talento ha illuminato l’organizzazione perché l’organizzazione ha saputo far brillare il talento.!!!

                                                                                                                                                         Andrea Basadonne 

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