Volta la carta

L’attuale situazione della nostra Atletica – per la quale pare essere più che mai urgente, tanto da rendersi indifferibile oltre la fine del 2020, non solo e non tanto un rinnovo, ma anche un rinnovamento della gestione federale – è ben riassunta in generale da tutta la canzone Volta la carta di Fabrizio De André, a sua volta tratta da un’antica rima popolare genovese, ed in specie dal verso: “Volta la carta, viene la guerra, per la guerra non c’è più soldati, a piedi scalzi  son tutti scappati…”.

Così, dopo l’articolo A carte scoperte, che non sembra insensato ipotizzare abbia quasi forzato l’uscita delle candidature nell’ultima settimana, Volta la carta prova a spiegare quelli che paiono essere i motivi di una tale improvvisa e inattesa sortita.

A carte scoperte, innanzitutto, ha fatto uscire ufficialmente allo scoperto quelle persone e quei soggetti che già da qualche tempo stavano organizzando la loro scalata alla Presidenza federale; in secondo luogo è stato, o quanto meno pare esserlo stato, l’innesco di una serie di azioni che, a partire da quelle del Generale Parrinello, si sono susseguite in modo davvero molto ravvicinato.

Prima di continuare ed entrare nel merito della questione, a latere è da notare come molti dei concetti e dei termini che Smart Atletica ha usato sin dai primissimi tempi del proprio costituirsi – quali ad esempio cambiamento, innovazione, metodo, competenza, merito e profilo – siano, dopo, stati ripresi anche da altri fino a diventare parte integrante anche del loro linguaggio e delle loro dichiarazioni e dunque del loro agere, cioè delle loro azioni, poiché l’atto del pensare, come anche quello del parlare, è di per se stessa già un’azione. 

Ora, volendosi soffermare proprio sulle dichiarazioni – d’intenti – diventa evidente come non tutte si siano profilate chiaramente e questo a partire da quelle del dirigente romano Roberto Fabbricini, la cui dubbia volontà di candidarsi – dubbia proprio perché non si capisce quanto sia in idea (idea sua oppure di qualcuno a lui vicino, o se addirittura sia una fantasia di qualcun altro) o reale – rischia di “voltare le carte”: Fabbricini si trova difatti nella condizione di dover valutare attentamente i propri supporti ed alleanze, perché pur essendo da sempre vicino al Presidente Giomi, lo stesso Giomi non più tardi di quest’estate, durante un consiglio nazionale della F.I.D.A.L., aveva indicato il Generale Parrinello quale proprio naturale successore.

D’altro canto, con la sua dichiarazione, di fatto, Parrinello non ha posto la propria candidatura, ma ha semplicemente espresso la propria disponibilità a farlo, previa una verifica delle possibili, future opportune condizioni. Esprimere una disponibilità significa vincolarsi ad altri, cioè agire in modo tale che siano altri a porre in essere le condizioni, cioè modi e tempi, della sua candidatura. A sua volta, con l’espressione modi e tempi si deve intendere che le condizioni dell’eventuale candidatura siano, dal suo punto di vista, semplici, cioè dovranno essere appunto gli altri a portare i voti per vincere evitandogli così un lungo e gravoso battagliare.

A ben guardare risulta evidente come entrambi, Fabbricini, e Parrinello, costituiscano un volta e ri-volta di carte che lungi dall’aiutare la causa – cioè il rinnovamento dell’Atletica – è destinato a portare scompiglio tra i pretendenti; ciò a meno che Parrinello in vero – il quale, è noto, ambisce alla poltrona di Segretario Generale piuttosto che a quella di Presidente – non abbia in animo di convertire la propria disponibilità in sostegno a favore di un qualche candidato non ancora espostosi, come per esempio Silvia Salis, Consigliere Federale e membro del Consiglio Nazionale del C.O.N.I., con la quale si è recato qualche giorno fa in Liguria per il cinquantesimo anniversario del C.U.S. Genova. Evidenziare che i due abbiano presenziato insieme ad un evento non significa dare per scontato che Parrinello sostenga la Salis, né che la Salis sia interessata alla carica di Presidente, come invece alcuni ipotizzano; pensare questo sarebbe troppo semplicistico. E però, d’altro canto non si può non tenere in considerazione le premesse di cui sopra conducano verso questa direzione.  

Oltre alle dichiarazioni volutamente vaghe di Fabbricini e Parrinello, alle quali già ci si è fatto riferimento sopra, è da sottolineare come entrambi non abbiano dal canto loro ancora avanzato, o anche solo accennato, alcun tipo di progetto, programma o proposta che si possa definire di concreto e sostanziale rinnovamento dell’Atletica ­ presente e futura ­ e che tenga conto del reale mutamento, così come del progresso, dei tempi e delle condizioni di esistenza; ma anzi, nella più classica delle logiche di continuità, si sono posti nel solco dell’ancien régime.

È possibile, o quanto meno non è da escludere frettolosamente, che Fabbricini e Parrinello guardino con interesse ad un’altra realtà i cui sostenitori erano già molto vicini al Giomi della prima ora, cioè Insieme per l’Atletica, che pochi giorni fa ha pubblicato il proprio manifesto politico corredato di nomi dei fondatori e dei sottoscrittori, i quali, da soli, lasciano già presagire le intenzioni di voto e, su questa via, Presidente e Consiglio Federale. Ça va sans dire che se in questo girare e rigirare le carte si dovesse trovare un accordo, allora si concretizzerebbe effettivamente una sorta di nuovo mandato Giomi sotto le mentite, e neppure troppo, spoglie di nomi diversi e pseudo-nuovi.

Dal lungo elenco di Insieme per l’Atletica si desumono le diverse anime che lo compongono; cosa questa che se da un lato garantisce una certa vivacità e dinamismo, dall’altra, come già accennato più sopra, rischia di essere, al momento della spartizione finale delle poltrone, il viatico, o il veicolo, per lotte intestine con un conseguente inevitabile sgretolamento del percorso e degli intenti iniziali del neonato movimento.

Un’altra palese zoppia di Insieme per l’Atletica è la mancanza di visione unitaria – anche di ordine metodologico – denunciata dal fatto di aver pubblicato, ancor prima del manifesto programmatico, un documento con temi e componenti di alcuni gruppi di lavoro. Sorge così spontaneo domandarsi a quali principi strategici e politici possano essersi riferiti questi gruppi di lavoro, non essendosi premurati, quale loro primo atto, di esporre pubblicamente la loro direttrice politica.

A manifesto pubblicato poi, la mancanza di visione unitaria non decade, ma anzi fa emergere in modo ancora più spingente le contraddizioni che contiene: se da un lato, difatti, seppur velatamente, affiorano in superficie alcune critiche all’attuale gestione federale, dall’altro ad ingrossare le file di Insieme per l’Atletica si possono riconoscere sia persone che ricoprono ruoli nazionali e territoriali nell’attuale Federazione, sia persone che hanno un regolare contratto di collaborazione con F.I.D.A.L.. Varrebbe forse la pena domandarsi se, a beneficio di coerenza e trasparenza, non sarebbe più opportuno rivalutare alcune posizioni e, forse, fare anche un passo indietro, affinché oltre la passione si faccia strada un più concreto spirito di “volontà”.

Al lato opposto, sia di Fabbricini e Parrinello sia di Insieme per l’Atletica, si trova Smart Atletica che si muove sempre in perfetta coerenza con quanto annunciato all’atto della propria costituzione, lavorando cioè alla crescita del proprio consenso, ma solo a partire da un nuovo progetto per lo sviluppo dell’Atletica; un progetto che si struttura in un metodo che, a sua volta, è sostenuto da contenuti concettuali precisi posti quali assi portanti per la costruzione di una nuova classe dirigente; classe dirigente che sappia dimostrarsi capace di rompere con le vecchie dinamiche e di lavorare nel senso della reale discontinuità rispetto al presente e al passato. Solo una volta individuati e definiti quei requisiti e quelle caratteristiche capaci di aiutare a ben distinguere i veri profili di alto livello da tutti gli altri che non sono tali – con ciò intendendo quei profili che da soli si distinguono per capacità, conoscenze e competenze comprovate ­ allora, e solo allora, sarà possibile pensare anche ai nomi. Non prima.

“Volta la carta, viene la guerra, per la guerra non c’è più soldati, a piedi scalzi son tutti scappati….”

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