La stagione 2019 è alle spalle ed una nuova è già cominciata; per il Presidente Giomi e il DT La Torre il biennio 2019-2020, comunque, costituisce un’unica stagione, in quanto in meno di 12 mesi sono concentrati i Campionati del Mondo di Doha (già disputati), i Giochi Olimpici di Tokyo e i Campionati Europei di Parigi.

Questi ultimi due obiettivi sono molto ravvicinati, dovrebbero interessare due target diversi di atleti e una particolare attenzione alla programmazione tecnico-agonistica per quegli atleti che potrebbero partecipare ad entrambi.

Pochi e qualificati coloro che dovrebbero affrontare i Giochi Olimpici, più ampia la schiera di coloro, in particolare giovani in via di formazione e consolidamento, che dovrebbero guardare agli Europei in terra francese.

Almeno così hanno detto sempre il Presidente Giomi e il DT Antonio La Torre. Sarà davvero così? Anche in un primo momento dell’annata appena terminata, il Presidente e il DT avevano affermato che i Campionati del Mondo di Doha sarebbero stati riservati ad un numero non troppo ampio di atleti, ma alla fine la spedizione ha contato 65 partecipanti, raggiungendo il numero più elevato di presenze in manifestazioni analoghe.

Il sistema di qualifica per Tokyo 2020 è meno semplice e meno facile che non quello per partecipare ai Mondiali, ma come si farà ad arginare la medesima volontà e lo stesso entusiasmo di chi, atleti, tecnici e società, vuole inseguire il sogno Olimpico? Il Presidente Giomi, in conferenza stampa, a chiusura dei Mondiali, aveva giustificato la scelta dei numeri allargati per Doha come il riconoscimento del lavoro delle società; giustificazione quantomeno fragile, perché la valorizzazione del lavoro societario dovrebbe avvenire attraverso una vera centralità delle medesime, attraverso lo sviluppo del senso di appartenenza al sistema federale e non solo riconoscendone occasionalmente la loro importanza, allargando il numero delle maglie o elargendo alle società contributi, a pioggia, come avvenuto anche di recente e come solitamente avviene negli anni prossimi alle elezioni, contando sul fatto che la carenza di risorse, costringe ad accettare anche poco più dell’elemosina, quando vi sarebbero ben altre maniere di stringere patti veri e propri di supporto alle società!

Giusto per fare un esempio, la Federazione ha dato comunicazione alle proprie società affiliate dalla scadenza di presentazione di progetti, all’organismo governativo Sport e Salute, solo pochi giorni prima che si chiudessero i termini per la presentazione delle domande, facendo perdere opportunità interessanti di finanziamento e risultando battuta dagli Enti di Promozione Sportiva, che avevano dato informazione ai loro affiliati ben prima.

Infatti, dall’elenco delle Associazioni che rientrano fra i soggetti che possono accedere ai finanziamenti, di fatto risultano pochissime le Società federali presenti, mentre questo elenco è ben rappresentato dalle Società aderenti agli EPS… La Federazione, avesse voluto dare un segnale concreto alle proprie società, avrebbe potuto anche presentarsi come capofila di un progetto nazionale da far sviluppare alle società sul territorio, invece, nulla…

Parlando del 2019 dal punto di vista tecnico, i mondiali di Doha, oltre a prevalenti eliminazioni e contro-prestazioni, hanno fatto registrare anche qualche buon segnale, ma in chiave olimpica, dove contano medaglie e finalisti, le buone cose viste in Qatar saranno sufficienti a guardare con un certo ottimismo a Tokyo 2020? Il gap con il vertice mondiale, anche laddove si sono registrati buoni risultati in Qatar, è ancora molto ampio e spesso anche chi ha conseguito o consegue risultati di alto livello è lontano dalla zona podio o anche da quella della finale.

Il Presidente e il DT hanno garantito che per il 2020 vi sarà un ulteriore impegno della Federazione, per sostenere gli atleti di alto livello e i loro allenatori, ma anche in questo caso, non è chiaro come si espliciterà questo ulteriore impegno della Federazione, quanti e quali mezzi-strumenti verranno messi a disposizione, a partire dalla ricerca applicata sul campo, tema cruciale, perché dovrebbe fornire gli elementi tecnico-scientifici essenziali per contribuire a migliorare la competitività di chi si allena si quotidianamente per competere ad alto livello.

Per primo il DT e la quasi totalità dei suoi collaboratori (compresi i fisioterapisti), non lavorano a tempo pieno per la Federazione, così come non esiste di fatto un Centro Studi & Ricerche applicate, quindi come si può garantire un supporto maggiore agli atleti e agli allenatori? È apprezzabile la volontà di fare di più, ma certe affermazioni sembrano solo una professione di buone intenzioni, più che la concretezza di un piano vero e proprio.

L’occasionalità ed una certa navigazione a vista sembrano essere un elemento che contraddistingue diverse attività federali; per capire come vengono affrontati temi centrali, si guardi alla vicenda del Golden Gala, che non si disputerà a Roma, ma a Napoli.

L’idea di farlo nella preziosa e importante Arena di Milano è/era affascinante, ma prima di sbandierarlo ai quattro venti ed illudere gli appassionati milanesi e lombardi, non sarebbe stato meglio fare le necessarie valutazioni, visto che una manifestazione di quel tipo ha certi standard organizzativi che all’Arena non vi sarebbero mai stati, anche con la pista completata in tempo utile? A che cosa è servito alla Federazione avere per anni un CTG (Comitato Tecnico di Gestione) del Golden Gala? Possibile che lo stesso Presidente, avvezzo ad organizzare eventi, non abbia avuto chiari i requisiti che deve avere la location di una manifestazione come il Golden Gala? Possibile che, poi, si sia parlato di diverse altre sedi, senza prima davvero verificarne la congruità rispetto agli standard previsti per gare della Diamond League?  La scelta di Napoli, apprezzabile perché offre un’opportunità di promozione dell’Atletica di alto livello in Campania, quanto impatterà sui costi complessivi dell’evento? Infatti al San Paolo non risulta esservi un impianto di riscaldamento per gli atleti, così come andrà verificato se vi siano in loco gli attrezzi omologati per eventi di questo livello e andrà tutta ricalibrata la logistica (Hotel con almeno 250 stanze e collegamenti aerei con i più importanti aeroporti del mondo).

I costi maggiori da chi saranno coperti? Dal Bilancio Federale? Dagli Enti locali?

La questione Golden Gala fa anche emergere quanto sia seria la situazione impiantistica italiana, non solo per i campi di base, ma anche per gli Stadi che dovrebbero ospitare l’Atletica di vertice e di spettacolo!

Quale politica di condivisione è stata messa in atto con Amministratori ed Enti Locali? Quanti incontri sono stati fatti con i Sindaci delle Città più importanti e/o semplicemente quelli delle Città/Regioni più attive nell’organizzazione di manifestazioni di Atletica? Salvo, appunto, qualche sporadico, occasionale e quindi disorganico incontro, ben poco! Poi ci si spende a parlare di Sport City…, ma non sarebbe più coerente preoccuparsi di avere, prima, una situazione impiantistica che consenta di fare Atletica e quindi il resto??

Il problema serio è che nessuno (o ben pochi) fa notare certe contraddizioni e l’inefficacia delle azioni federali, ma tutti si accontentano (si abbassa sempre più l’asticella…), al massimo crescono i mugugni, ma nessuno si arrabbia e/o chiede spiegazioni o alza la mano per chiedere chiarimenti convincenti (è anche vero che in Consiglio Federale, ormai non esiste più opposizione alcuna)!

Davvero a tutti va bene qualsiasi cosa? Davvero tutti vogliono tendere ad un livellamento sempre più basso? L’atletica italiana ha nelle sue corde ben altre potenzialità e capacità, fra le quali il coraggio! Il coraggio di cambiare con una forte discontinuità di metodo, merito e persone, senza farsi abbindolare da nomi solo apparentemente altisonanti, che non rappresentano certo il cambiamento e che non sono in linea con le necessità e le sfide del futuro!